Il Teatro Sperimentale (e geniale) dei marchigiani 7-8 chili con Live 4 you

E poi, durante una giornata d'inverno capita anche, che un sabato come tanti, si venga inviati a fare da reporter ad uno spettacolo (tra i più innovativi) di teatro contemporaneo.

Grazie agli amici di Marche Tourism Network 

 

Sabato 20 febbraio ho assistito come social reporter alla Prima Nazionale di Chimèra, uno spettacolo del Collettivo Marchigiano 7-8 chili, andato in scena al Teatro Sperimentale di Ancona.

I bravissimi attori sul palco coniugano la realtà con la finzione attraverso la loro presenza e la scena proiettata sul retro. Ne scaturisce un’interessante analisi su tante tematiche attuali: il rapporto e l’interazione con gli altri, la percezione dell’amore, dei sentimenti e del nostro io.

Prima Nazionale, dopo la presentazione dello studio a Inteatro Festival 2015 (20 minuti per capirne la genialità).

Si apre il sipario e sul palco vengono riprodotti degli oggetti come piani d’appoggio, cubi, trampolini con i quali gli attori interagiscono fisicamente ma anche virtualmente, ovvero dialogando anche con la proiezione di questi oggetti. La musica e numerosi effetti sonori accompagnano le scene e i movimenti degli attori portando ad una totale immersione nella scena. Una serie di giochi e di relazioni per indagare la complessità della realtà vissuta e virtuale dove ognuno di noi crede di essere protagonista del suo mondo, che in realtà è un mondo creato per noi o del quale siamo invece prigionieri.

Qual è allora la realtà? Quella che viviamo e che viene rappresentata sul palco? O quella proiettata?

La stessa domanda che possiamo farci anche relativamente all’amore come lo stesso di Charles M. Schulz, padre dei Peanuts, fece affermare ai suoi amati personaggi bidimensionali:

-Ti amo

-Come sai che è amore?

-Perché quando ti penso mi manca il respiro.

-Allora è asma.

-Allora ti asmo.

Un dialogo che riporta in primo piano l’ironia, ma anche l’inconsistenza del vivere quotidiano di cui fa parte anche il sentimento dell’amore che può essere tragicamente diverso da come l’avevamo immaginato; un’analisi troppo spesso realistica, ma non priva di poesia.

 

Lo spettacolo interpretato da Davide Calvaresi e Giulia Capriotti indaga attraverso l’attualizzazione del mimo, l’utilizzo della performance e della video art: il rapporto tra scena virtuale e reale diventano difficilmente distinguibili, tanto da non essere una rappresentazione della realtà ma l’idea che ci siamo fatti di essa, senza accorgerci che a volte viviamo, volenti o nolenti, delle situazioni surreali. Quasi vivessimo all’interno di una scatola in mani altrui.

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Commenti: 2
  • #1

    Maragaret Alexander (giovedì, 02 febbraio 2017 14:56)


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